La leggenda di Colapesce e altre storie

Sabato 3 marzo ore 19:45 – Castello Aragonese di Reggio Calabria
Teatro d’attore / narrazione / cantastorie

di e con Nino Racco
Produzione Piccolo teatro umano
Durata 60’
Età (indicativa): dai 5 anni in su
Ingresso € 5,00

prenotazioni al: 3278824099 – info@bibliotecadeiragazzi.it
Cola Pesce – si sa! – è il ragazzo mezzo-uomo e mezzo-pesce che sta in fondo al mare e regge una delle tre colonne su cui poggia la Sicilia. È grazie a lui che l’antica isola può sopravvivere, senza l’eroico Cola Pesce infatti essa sprofonderebbe negli abissi. Ma all’inizio dei tempi Cola Pesce era un ragazzino come voi, come tanti altri, e si chiamava pure Nicolino. Andava a scuola, aveva una mamma, aveva i suoi giochi, un ragazzino normale, ma con una particolarità: gli piaceva troppo… troppo… troppo… il mare…


NINO RACCO
Inizia la sua formazione come attore teatrale, negli anni ottanta a Roma. In quel periodo conobbe Jerzy Grotowski, incontro che risulterà decisivo per la sua carriera. Il suo primo spettacolo personale (1983), fu Canzoni di Bertolt Brecht, presso il Folk Studio di Roma. Sul finire degli anni ottanta sposta la sua ricerca verso le radici della teatralità meridionale, ed in particolar modo sull’antica tradizione dei cantastorie siciliani. Dal 1989 metterà in scena diversi spettacoli su questo genere: Storia di Salvatore Giuliano (1989), La Baronessa di Carini (1998), L’amore muore (2000), ‘Ntricata storia di Peppe Musolino (2001), Il mondo dei cantastorie (2003), Meridion (2007).

Nel 1990 si apre una parentesi registica nella sua storia teatrale. A Roma dirige il gruppo Novanta Teatro Movimento, il Piccolo Teatro Umano in Calabria, nel 1995 il Teatro Proskenion; ha collaborato con le sperimentazioni del Teatro della Ginestra, lavorando anche sul recupero della tradizione calabrese. Negli anni più recenti mette in scena uno spettacolo di omaggio a Tenco, Ciao Amore Ciao. Si tratta di una lunga cantastoriata che ripercorre gli anni sessanta e settanta, dalla morte di Enrico Mattei, fino all’assassinio di Pier Paolo Pasolini e soprattutto al suicidio di Luigi Tenco.