Spacciatori di storie 2019

Il progetto Spacciatori di storie, inaugurato in occasione della I edizione di Raccontami un castello, punta ad esplorare nuovi percorsi narrativi coinvolgendo giovani allievi attori under 35 e provando a contaminare le narrazioni tradizionali con elementi della cultura contemporanea.

La II edizione del laboratorio si collega all’esposizione delle illustrazioni create da Pia Valentinis per le edizioni RueBallu e dedicate a tre figure femminili protagoniste “contro corrente” della cultura del proprio tempo: Ipazia, filosofa e astronoma vissuta ad Alessandria nel 400 d.c.; Emily Dickinson, poetessa americana (1830-1886) divenuta di culto dopo la scoperta postuma della sua produzione letteraria; Pina Bausch (1940-2009) coreografa tedesca che ha rivoluzionato la danza contemporanea e inaugurato il teatro-danza.

Il laboratorio darà vita a un reading teatrale in programma all’interno della manifestazione domenica 17 marzo alle ore 17:00 e dal 19 marzo disponibile in matinée per le scuole secondarie di primo grado.

L’acqua e il mistero di Maripura

Mercoledì 13 e 20 marzo, ore 17:00
lettura ad alta voce lungo le illustrazioni di Pia Valentinis
a cura della Biblioteca dei Ragazzi
Per bambini dai 7 anni
ingresso gratuito

La storia del paese di Maripura, dell’incantesimo di Yaku, del perfido Beliano e di come Samina riportò l’acqua nella sua terra.

Il racconto di Chiara Carminati diventa sonoro lungo le tavole originali create da Pia Valentinis per le edizioni Fatatrac.

‘N cielo e ‘n terra

Sabato 16 marzo, ore 20:00
Spettacolo di teatro narrazione:
di e con Carlo Gallo
Incursioni sonore di Emmanuele Sestito
Produzione Teatro della Maruca
PRIMA NAZIONALE

Dopo il successo di “Bollari. Memorie dallo Jonio”, il debutto in prima nazionale del nuovo spettacolo di Carlo Gallo.

Un piede in cielo e l’altro in terra, uno nel mito e l’altro nella fiaba.
Il sole sorge e inizia il racconto: personaggi biblici, strane creature della costa dei Dioscuri, esseri umani e animali si incontrano talvolta in un castello, nel regno dei cieli, nel ricordo e in luoghi indefiniti come in un sogno.
Al centro della scena due storie rielaborate sulla base di memorie orali, riti, profezie, visioni e aneddoti nel movimento continuo fra tradizione e innovazione.

Il cunto si apre con una storia di terra: “U Pruppu du re”. Una fiaba ricostruita sulla base di una filastrocca, uno stornello ipnotico quasi incomprensibile, che il protagonista ripete trepidante mentre attende l’esito del suo destino: o morte o re. Intanto dal fondo di una riva lunghissima, nel riflesso accecante del sole, si compone l’immagine di un vecchio stregone di mare che avanza portando con sé un mostro con tre cuori. I personaggi si muovono su un regno diviso in due: è cielo dove sta il castello arroccato in alto con la principessa e i signori ricchi e benestanti del palazzo ed è terra, giù in basso, alla marina, dove gli uomini vivono in una favela tra baracche e case bombardate.

Poi una storia di cielo: “U Patre Rannu”. Il grande Padre, che al cospetto di Gesù e la Madonna sceglie un pezzo di creta e crea l’uomo e la Calabria. Tutto sembra perfetto, ma il Diavolo ruba ai calabresi il “SI”, una delle sette note che “u Patre Rannu” gli aveva donato per cantare sui monti. Sulla terra è il caos totale, gli uomini non riescono più a intonare il canto, se la prendono gli uni con gli altri e scoppia la guerra.

Incursioni sonore, battiti, gocce e canti ci giungono dalla notte dei tempi per annunciarci l’apocalisse del domani e il miracolo del presente su un mondo bagnato dallo Jonio e dal Tirreno.
Così in un cunto il povero di terra vuole salire in cielo e aspira a diventare re, varcando i confini dei ricchi e rendendo libero dal ricatto il popolo, nell’altro, l’uomo in terra è accecato dal potere, non ha bisogno del suo Dio, anzi si sente egli stesso un Patre Rannu e quest’ultimo in cielo osserva immobile, quasi come un comune mortale, incapace di agire dinanzi a tanta malvagità.

La lingua è un impasto, un suono, un tumulto, restituisce testimonianza di un mondo, che è “centro a sé stesso”, universale e specifico, fonde immagini reali a quelle ermetiche e simboliche, scorre sotto i piedi da millenni, è lava che esplode nel presente, è incantesimo che trasforma la parola nella “roccia d’aria” del gesto, leggero e fresco come le nubi fumose sui monti della Calabria.

Ringraziamenti: Emanuele Crialese, Gioacchino Criaco, Carlo Vetrano,
Vincenzo Leto, Rita De Donato, Cico Cuzzocrea, Angelo Gallo e Dario Megna.